IL TEATRO SOCIALE

 

opera nel “qui e ora”, sta nel presente, ma ha una visione prospettica e guarda lontano, lega assieme persone e storie. È il luogo dove avviene l’incontro, con se stessi, con l’altro e con la comunità. È teatro, ma anche il luogo dell’attesa, quel “poco prima” di entrare in scena, o forse sulla scena lo si è sempre. È il luogo della resa, il luogo in cui la parte è quella di sé stessi ed è la più difficile di tutte. Produce stupore e può essere un antidoto contro le paure. È ascolto, sguardo accogliente. È stare in contatto con la propria emotività e la propria fragilità, è osare attraversarla o starci dentro. È creare occasione per sorridere e ridere di sé insieme agli altri . È quel filo sottile che tiene in perenne squilibrio, fa perdere il controllo, ma se cadi c’è qualcuno pronto a sostenerti.

IL TEATRO SOCIALE è finalizzato all’incontro, ovvero alla relazione della persona con l’altro da sé, con l’arte nella sua espressione creativa e con l’inevitabile incontro con se stessi. A differenza della teatroterapia, dello psicodramma, e di qualsiasi forma di teatro con finalità specifiche di terapia o di miglioramento della persona, il teatro sociale non ha intenzioni verso la persona; tuttavia si fonda sulla profonda convinzione che, proprio dove non c’è finalità di una persona verso un’altra, si genera un luogo dove il potere rigenerativo dell’essere umano trova la sua massima espressione, favorendo la naturale spinta verso la ricerca di benessere e di senso. Il teatro sociale si fonda altresì sulla convinzione che vivere l’esperienza teatrale, far parte di in un gruppo, favorisca l’insorgere di processi rivitalizzanti di evoluzione e di crescita.